Berlusconi, il Pentito di Arcore


di Marco Travaglio | 27 aprile 2014
Presentazione del nuovo giornale "Il Fatto Quotidiano"

Egregio Cavaliere, anzi no, caro Senatore, anzi no, insomma caro Ex Tutto, le assicuro che in questi vent’anni non occorreva “un genio del male” e “il giornalista più intelligente (quale non credo di essere, ndr) che io abbia mai conosciuto (infatti non mi ha mai conosciuto, ndr)” per capire chi è lei.

Però la ringrazio sinceramente per l’apprezzamento, sempreché sia sincero e non un mezzuccio per sputtanarmi. Lo prendo come il primo atto di un percorso di revisione esistenziale che potrebbe arrecare vantaggi a lei e a tutti noi. Comprendo che, dopo decenni trascorsi a nuotare nelle bave di servi e yesmen, lei non ne possa più di falsi amici appiccicosi che le succhiano il sangue e il portafogli nel momento del (loro) bisogno, salvo poi scaricarla nel momento del (suo) bisogno. E che dunque, a 78 anni suonati, mentre persino le sue evebraun Bonaiuti e Bondi abbandonano il bunker, lei preferisca gli avversari sinceri che l’hanno sempre combattuta a viso aperto. Ora però, se mi consente un consiglio non richiesto, la pregherei di rivedere il film fantasy che s’è fatto sulla storia degli ultimi vent’anni con l’aiuto degli sceneggiatori di corte.

L’idea, per esempio, che Montanelli abbia rotto con lei nel gennaio ‘94 perché “Travaglio mi ha fatto litigare con lui dandogli una versione distorta di una mia visita al Giornale”, è una balla colossale: io, il giorno della sua irruzione nella redazione del Giornale che provocò le dimissioni di Montanelli, non c’ero neppure (ero collegato via interfono da Torino), e comunque ero l’ultima ruota del carro. Montanelli, da liberale e uomo libero, prese cappello e cappotto di cammello e se ne andò da via Gaetano Negri perché non poteva tollerare che lei si comportasse da editore del Giornale senza più esserlo da due anni, e pretendesse di dettargli la linea, cioè di trasformare un quotidiano indipendente in un organo di partito. Ecco: se lei riuscirà a cogliere il peccato originale della sua avventura politica, che anticipava tutti i disastri dei vent’anni successivi e che potremmo sintetizzare con l’espressione ormai démodée (anche a sinistra) “conflitto d’interessi”, il più sarà fatto. A quel punto nulla le impedirà di rendersi finalmente utile al Paese per la prima volta in vita sua (anzi, la seconda: la prima fu quando fece saltare la Bicamerale, e ora si spera nel bis sull’Italicum e il Senato delle Autonomie). Come? Confessando tutto ciò che ancora non sappiamo di lei, anche se lo intuiamo da un pezzo. Gabellato come un Grande Venditore, lei è sempre stato un Grande Compratore. Di politici, magistrati, militari, funzionari, giornalisti, intellettuali. Della Iª e della IIª Repubblica. Se ora si decidesse a pubblicare il suo libro paga, con nomi e cifre, potremmo ricostruire la storia degli ultimi 40 anni, dando una spiegazione logica a fatti altrimenti inspiegabili e bonificando la politica da corrotti e corruttori, ricattati e ricattatori.

È questo il suo vero servizio sociale, da prestare non nell’ospizio di Cesano Boscone, ma a Montecitorio, a Palazzo Madama, al Quirinale, in tv e giornali. I giudici hanno scoperto solo le briciole: i movimenti di denaro sui suoi conti ufficiali e ufficiosi, i fiumi di fondi neri nelle decine di offshore devono nascondere ben altro e altri che Craxi, Squillante, Metta, Previti, Dell’Utri e un pugno di marescialli. Per consentirle di spadroneggiare sui Parlamenti e sui governi prima e dopo la discesa in campo, tra decreti salva-tv, leggi Mammì, trattative Stato-mafia, bicamerali, indulti, larghe intese, rielezioni presidenziali e inciuci vari fino al patto del Nazareno, insomma per controllare la destra e pure la sinistra, e la lista dei beneficati e dei bonificati dev’essere ben più nutrita di quella nota. E anche attuale, visto che l’Italia appalta il ricambio delle classi dirigenti alle pompe funebri. Teme che le vicende più recenti le procurino nuovi processi? Noi ci accontentiamo dei fatti ormai prescritti. Confessi, caro Ex. Collabori. Cos’ha ormai da perdere? La sua terza o quarta giovinezza ha un senso soltanto in veste di pentito. Quando è pronto, noi siamo qui.

il Fatto Quotidiano, 26 Aprile 2014

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Stai sereno Matteo!


di Luigi Di Maio.
Luigi Di maio
C’è un Presidente del Consiglio in Italia che non si è tagliato un euro di stipendio e oggi incassa 16 volte la paga di un operaio. Che fa il politico da 10 anni, iniziando la “carriera” con la presidenza della provincia, l’ente più inutile del mondo. Che è stato eletto Sindaco di Firenze grazie agli assist del berlusconiano Verdini. E si è procurato pure una condanna dalla Corte dei Conti per danno erariale.
Che si sta facendo pagare i contributi della pensione dai cittadini italiani grazie all’assunzione nell’azienda di papà (guarda caso subito prima di essere eletto) http://goo.gl/z6IG30 . E gli pagano anche l’affitto di casa http://goo.gl/Jl06e9 .
Un Presidente del Consiglio mai passato per il voto dei cittadini italiani, che finanzia la propria campagna elettorale con milioni di euro di rimborsi elettorali (che si è tenuto) e altrettanti milioni di euro dai finanziamenti dei grandi gruppi industriali. Che gira in auto blu con scorta e blindati al seguito.
Non mi meraviglia che Renzi creda di poter comprare il voto dei cittadini italiani con 80 euro. Renzi non ha mai sudato un soldo in vita sua, a differenza di Grillo che se li guadagna da sempre con la sua professione e misurandola con il mercato. 
Renzi non sa neanche cosa sia il sacrifico, quello quotidiano di milioni di italiani. Figurarsi la loro dignità. 
Ma stai sereno Matteo, il 25 maggio avrai una brutta sorpresa.

Tutti chiacchiere e distintivo


Tutti chiacchiere e distintivo
di Marco Travaglio
Presentazione del nuovo giornale "Il Fatto Quotidiano"

19 aprile 2014 alle ore 12.59
Carta Canta, l’Espresso 18 aprile 2014

Gli annunci di Renzi e dei suoi ministri non sono sbagliati per quello che annunciano (a parte la riforma costituzionale, bollata giustamente di “svolta autoritaria” da Zagrebelsky, Rodotà & C. nell’appello di Libertà e Giustizia). Ma perché declinano ancora i verbi al futuro, mentre gli italiani sono stufi dei ”faremo”preferirebbero ”abbiamo fatto”. Senza scomodare il “Contratto con gli Italiani” di Berlusconi alla scrivania di Vespa nel 2001, basta digitare su Google qualche parola-chiave da novembre 2011 a novembre 2012, l’anno dell’ultimo governo giunto in fondo al suo mandato: quello di Mario Monti. “Ci siamo datila consegna del silenzio”, rispondevano i ministri nei primi due giorni. Poi cominciarono a promettere a manetta. E i giornali e i tg dietro. Col risultato di creare enormi aspettative, seguite a stretto giro da cocenti delusioni. La ministra della Giustizia, Paola Severino promise, nell’ordine: “Abusod’ufficio, più severità” (30-12-2011),“riforma epocale” (7-7-2012), “revisione di prescrizione, falso in bilancioe conflitto d’interessi” (20-2). Risultato: zero. Sull’evasione Montiannunciò “lotta dura” (9-1) e “stato diguerra” (17-8): a parte qualche blitz fra i Vip in ferie, poco o nulla. Disse“sì all’Ici per la Chiesa” (15-2): niente. La parola “tagli” dominava su tuttii media,seconda solo a “spending review” (affidata al sottosegretario Giarda e al super-commissario Bondi): “Strategia d’attacco al debito” (Corriere, 30-12).“Monti incalza i ministri sui tagli” (Corriere, 22-4). “Questori e prefetti,ecco i tagli” (Stampa, 29-4), “Giarda: ‘Via subito 100 miliardi di sprechi’”(Corriere, 28-5). “Spending review, obiettivo 5 miliardi” (Corriere, 13-6). “Itagli di Bondi: 14 miliardi in 2 anni” (Stampa, 13-6). “Il governo si tagliaanche le ferie” (Corriere, 16-6). “Tagli, tocca a statali e sanità” (Stampa,4-7). “Via 1 statale su 10. Risparmi fino a 36 miliardi” (Corriere, 4-7).“Subito i tagli: risparmi da 26 miliardi in tre anni” (Corriere, 6-7). “Montiprepara un piano taglia-debito” (Repubblica, 9-8). “Spunta il commissariotaglia-debito” (Corriere, 12-8). Naturalmente aumentarono sia il debito sia laspesa corrente. E i compensi dei boiardi? “Tetto agli stipendi senza deroghe”(Repubblica, 31-1). “Maxi stipendi dei manager, tetto sui contratti futuri”(Corriere, 29-2). Il fatto che ora ci provi Renzi vuol dire che erano ballepure quelle. Idem per i capitali in Svizzera:“Passera: ‘Sul Fisco accordo conBerna da chiudere’” (Corriere, 19-12-2011). “Italia-Svizzera, si avvicinal’accordo: recuperabile tesoro fino a 82 miliardi” (Repubblica, 10-5). E per la“dismissione di beni pubblici: una partita da 500 miliardi” (Corriere, 15-6).Mai visto nulla. E ovviamente “Mannaia di Monti sulle auto blu” (Stampa, 14-1).“Tagli alle auto blu: ‘Usate il bus’”(Corriere, 14-1). “Un esercito di 61 milaauto blu: via il 50%” (Repubblica, 14-8). Sì, buonanotte. E la crescita e losviluppo? Come se piovesse. “Monti, tre mosse per la crescita” (Stampa,30-12).“Passera: crescita,abbiamo un piano” (Corriere, 8-1). “Monti: ‘Ora il Pil puòcrescere del 10%” (Repubblica, 21-1). “Stime del governo: i salari crescerannodel 12%” (Corriere 22-1), “Passera: ‘Crescita e lavoro, ecco il piano’”(Repubblica, 22-1). “L’Ocse promuove Monti: ‘Il Pil può crescere dell’8%’”(Stampa, 7-2). “Monti: adesso la crescita” (Corriere, 7-5). “Monti rompe gliindugi: ‘Ora misure per la crescita’” (Stampa, 23-5). “’Si sta per stringere’.Napolitano ottimista sullo sviluppo” (Corriere,12-6). “Monti: Partel’operazione crescita” (Repubblica, 14-6). “80 miliardi per la crescita”(Corriere, 16-6). “Monti: ‘Basta sacrifici,preparo l’Italia alla crescita’”(Repubblica, 27-7). “Monti ai ministri: subito la crescita” (ibidem, 11-8). “Monti:così farò crescere l’Italia” (ibidem, 25-8). La crescita fu rinviata alla FaseDue, ma non ci fu tempo. Elezioni e governissimo Letta, fatto apposta per lacrescita: durò meno di una gravidanza, e niente crescita. Renzi, appenaarrivato, disse: “Tantifatti e pochi annunci. Basta spot. Lavorare etacere”. Poi, invece… Dev’esserci un virus a Palazzo Chigi.

La fiducia al Governo


Beppe Grillo
di Beppe Grillo
Più che un Senato sembrava una stalla, un albergo a ore con gente che andava, gente che veniva, dall’aspetto improbabile, dalla cravatta da 5 euro. La fiducia a Renzie è stato un grande spettacolo, una magnifica sceneggiata post moderna, post politica, post tutto. Oltre non c’è più nulla. Hanno ragione coloro che temono per il loro futuro e dicono che questo governo è l’ultima spiaggia, l’ultima fragile barriera prima del trapasso dei partiti. C’era un’atmosfera strana in quell’emiciclo, da trasloco, da fine dei tempi. Renzie sedeva annoiato come un giovin signore. Mentre oratori assassinavano il vocabolario italiano con i loro discorsi e lo chiamavano “Ella” o “Signor Presidente”, lui giocava con lo smartphone, inviava messaggi, leggeva Facebook, stracciava pezzi di carta con l’aria di chi considera l’interlocutore un insetto fastidioso. Nessuno che gli abbia chiesto di ascoltare, di alzare gli occhi bovini verso di lui mentre gli parlava. Di portare rispetto se non a lui, almeno all’aula. Una moderna recita di Eliogabalo o Caligola, mancava solo un letto romano sui cui Renzie potesse sdraiarsi mollemente e ricevere grappoli d’uva dalle giovani ministre. Renzie di tanto in tanto si esibiva nella parodia di Fantozzi con la bocca piena quando mangia di nascosto. Si copriva la bocca con entrambe le mani e la gente da casa pensava che stesse vomitando, un costume romano che dimostrava l’apprezzamento per il cibo. Invece parlava con Del Rio nascondendo le labbra ignorando chiunque.
Senatori riuniti in capannello per guardare un tablet. Qualcuno addormentato come un sasso. Spazi vuoti come a un comizio di Giovanardi. C’era uno che faceva gargarismi e un altro che aveva evidenti problemi con la dentiera. Una tristezza. Questo è il Senato della Repubblica. Senato? Repubblica? Cosa significano queste parole? L’aula “sorda e grigia” descritta da Mussolini al confronto era il carnevale di Viareggio. E’ il nuovo miracolo italiano. Uno come Renzie presidente del Consiglio è infatti un miracolo delle lobby.

http://video.repubblica.it/dossier/governo-renzi/governo-renzi-distratti-alla-camera-pochi-ascoltano-interventi/157219/155714

Il Governo Renzi!


Andrea Scanzi
di Andrea Scanzi.
governo renzi
E menomale che Renzi era quello coraggioso, quello furbo: quello del cambiamento.
Macché: nient’altro che un democristiano 2.0, un Enrico Renzi, un Matteo Letta. Un serial bugiardo che mira a cambiare affinché nulla cambi. Un Gattopardo ibridato con Peppa Pig. Un rottamatore, sì, ma intenzionato a desertificare non il “vecchio” quanto la buona politica, la credibilità e la competenza. Parafrasando due delle sue poetesse preferite, Jo Squillo e Sabrina Salerno, “oltre l’ambizione non c’è di più”.
Il suo governo è uno strazio così evidente che non ha senso infierire. C’è la Mogherini, quella che a L’aria che tira si vantava che loro (il Pd) mai e poi mai avrebbero ridato i soldi pubblici del finanziamento-rimborso ai partiti. C’è la Madia, nota inesperta di tutto. C’è la Boschi, nota (ma poco) e basta. Ci sono Alfano, Lupi e Lorenzin, giustamente felicissimi (solo Renzi poteva allungargli la vita) e vicini al “cambiamento” come Povia a Jimi Hendrix. C’è Franceschini, uno che c’è sempre, e la sua sola presenza inamovibile rende pressoché impossibile votare Pd (a meno che non si sia intrisi di un masochismo bulimico). Ci sono le lobby: Confindustria, Coop, Cl. C’è un dalemiano nel ruolo chiave dell’Economia. C’è la civatiana Lanzetta buttata là senza preavviso, giusto per isolare Civati e applicare alla perfezione il Manuale Cencelli, garantendosi quindi i voti di tutte le 812 correnti Pd. E c’è soprattutto Orlando, il carismatico e guizzante Andrea Orlando, uno che vorrebbe abolire ergastolo e 41 bis, uno che ha un’idea di giustizia al cui confronto Ghedini è antiberlusconiano. Uno che non ci doveva essere, perché Renzi (in una delle sue 2 o 3 idee di pregio avute negli ultimi mesi) voleva il “magistrato in servizio” Gratteri, ma con coraggio di Don Abbondio ha poi obbedito pure lui a Re Giorgio.
Renzi, renziani (verso cui siamo sempre più solidali) e stampa folgorata sulla via di San Matteo da Rignano la meneranno nei prossimi giorni con il 50% di quota rosa, l’esiguo numero dei ministeri che “una roba così solo De Gasperi nel secolo scorso” e l’età media più bassa nella storia della Repubblica Italiana. Tutte cose buone per glorificare le pagliuzze e nascondere le travi. La verità è che Renzi era e rimane un restauratore, un gattopardo: un Craxi-Berlusconi senza avere la bravura – anche maligna – di entrambi. Più che un Renzi I, questo è un Letta 2 o un Napolitano 3. Un rimpasto alla democristiana con supercazzola annessa, scappellamento a destra e qualche antani prematurato per indorare la pillola a un elettorato sempre più vilipeso (che pare accettare quasi tutto). Renzi voleva essere il nuovo Blair, ma sembra più che altro il vecchio Rumor. Meno preparato, però.
renzi
E’ superfluo aggiungere che io stesso e credo la maggior parte degli Italiani, la pensiamo esattamente come lui! Speriamo solamente che duri poco.

[La reazione controllata // revisionismo femminista]


by http://thinkpunk.org/
thinkpunk
Parlando di masscult/midcult e standardizzazione Dwight Macdonald teorizzava l’esistenza di un meccanismo chiamato La Reazione Controllata.

“La qualità estetica del kitsh è che predigerisce l’arte per lo spettatore e gli risparmia lo sforzo, gli fornisce dei piaceri dell’arte un riassunto che aggira le inevitabili difficoltà proprie dell’arte genuina includendo le reazioni dello spettatore nell’opera anziché costringerlo a trovare da solo le risposte. Quell’inevitabile risorsa di ogni matrimonio di provincia, intitolata I love You Truly, è di gran lunga più «romantica» dei più belli tra i Lieder di Schubert perché i suoi insistiti, tenerissimi tremoli e glissando chiariscono persino all’ascoltatore meno dotato dal punto di vista musicale che qualcosa di molto tenero sta accadendo. La stessa Legge della Reazione Controllata garantisce anche che una pin-up girl con i vestiti incollati al corpo dal vento sia più «sexy» di una vera donna nuda.”

È probabile che la stessa RC sia responsabile dell’errata concezione in base alla quale il vestirsi in maniera sexy sia più sensuale del vero sesso, ne sia anzi una sineddoche, una parte per designare il tutto. Così che una profonda scollatura o una corta minigonna stiano ad indicare una donna facile, che ci sta, che si da al sesso senza problemi (come se questo poi lo fosse, un problema).

Un discorso analogo è alla base del profondo errore di valutazione della vicenda delle baby prostitute dei Parioli: sono diventate simbolo del male oscuro di una società borghese pansessualizzata, più che essere semplicemente ciò che sono. Persone che hanno scelto una strada da prendere piuttosto che un’altra, giusta o sbagliata che sia.

Altro problema da non sottovalutare, poi, è il sesso inteso come genere. Quanti di quelli che si sono scagliati contro le parioline lo avrebbero fatto se al posto loro ci fossero stati due adolescenti maschi di piazza Bologna? Si sarebbero trovate le stesse parole, gli stessi paragoni, gli stessi moralismi? O non si sarebbe piuttosto tirato in ballo il concetto di ragazzi-di-vita tanto caro a Pasolini (lui così perfettamente anti borghese)? Non sarebbero forse divenuti – questi adolescenti di piazza Bologna – quasi eroi contemporanei, giovani capaci di vivere di espedienti e per questo moderni, poco choosy e molto smart? O magari ancora, più semplicemente, esseri umani a cui piace scopare, che di questo fanno un mestiere, come un qualsiasi James Deen, Rocco Siffredi o John Holmes?

Ma non avevamo finalmente sfondato il soffitto di cristallo, anche grazie alla pornografia e alla libertà sessuale cari ai (e alle) ragazzi del ‘68? E il lavor(i)o instancabile delle femministe? O vale solo quando a usare il proprio corpo sono artivist(e) come Abramovich e Femen?

Se il sesso tornasse ad essere questo, solo sesso, e non un pruriginosissimo atto sociale, non sarebbe meglio per tutti? Le parioline scoperebbero (gratis o a pagamento) con chi gli pare, e nessuna Concita potrebbe moralizzare sull’accaduto senza sembrare un’orrenda zia acida e perbenista da cui guardarsi con sospetto.