Il 12° Presidente della Repubblica Italiana.


mattarella e bandiera
Lettera al Presidente.
Esimio prof. Sergio Mattarella, Presidente,
mi consenta di rivolgerle questo breve scritto in forma pubblica,io come tanti italiani sentiamo la necessità di farle alcune raccomandazioni nel momento in cui si appresta a giurare fedeltà alla Patria e intraprendere questo nuovo cammino di Presidente della Repubblica.
Innanzitutto congratulazioni per la sua elezione, si ricordi sempre che è stato possibile eleggerla, unicamente per l’operato dei nostri nonni e padri e per tutti i cittadini italiani che hanno scelto col sacrificio della propria vita di vivere in uno stato democratico, e soprattutto per la scelta che i Padri costituenti seppero fare nel redigere la Carta Costituzionale, della quale Lei ne sarà il Garante negli anni a venire, non lo dimentichi mai. Quindi la prima raccomandazione è quella di non far si che parti dello Stato stringano patti o accordi con la mafia, e di vigilare affinchè elementi malavitosi non si annidino nel tessuto statale.Poi vorrei che per questa elezione non si sentisse debitore nei confronti di chi l’ha proposto e dei cosiddeti grandi elettori che l’hanno votata, molti di loro sono veramente piccoli altro che grandi, dal punto di vista morale si intende. La maggior parte di costoro sono degli opportunisti, persone che non hanno mai lavorato, affaristi che pensano ai propri esclusivi interessi personali e che ora si ritrovano ad essere parlamentari, con tutti i benefici che il loro status comporta, compreso quello di commettere reati e non essere sottoposti a giudizio. Di conseguenza dovrebbe altresì assumere la responsabilità di rendere conto unicamente al Popolo Italiano, che è Sovrano (se lo ricordi sempre), ed il suo operato dovrà sempre tendere a migliorare le condizioni dei cittadini, soprattutto dei più umili, dei poveri, degli onesti, dei meritevoli, dimostri così facendo di essere all’altezza del Compito che si accinge a svolgere e nei momenti di bisogno o di difficoltà si rivolga sempre ai cittadini stessi e non a cattivi consiglieri. La regola dovrebbe essere: Il Presidente ed il suo Popolo per il bene della Patria tutta!
Presidente non si rinchiuda nei palazzi attorniato da pochi eletti, verifichi con i propri occhi le condizioni degli italiani, in questo periodo particolare di crisi economica, i potenti e i malfattori si arrichiscono sempre di più, per i loro intrallazzi, mentre tanti italiani onesti si impoveriscono e i giovani meritevoli non trovano lavoro, tante famiglie sono a rischio sopravvivenza, rivolga Lei l’attenzione a loro, costringa il Parlamento ed il Governo ad operare per il bene di queste classi più bisognose!
Per ultimo, riservi una parola di conforto, a tanti Genitori, Mogli e Figli i quali hanno perso il loro congiunto nelle missioni di “Pace” oltre confine ed in Italia, uomini con l’uniforme delle Forze Armate Italiane che hanno perso la vita nell’adempimento del loro dovere, faccia in maniera che la Pubblica Amministrazione snellisca le procedure burocratiche per risarcire almeno economicamente i congiunti per il sacrificio dei propri cari, per molte famiglie l’esistenza in vita del familiare rappresentava l’unica fonte di reddito per poter sopravvivere. Sappia Presidente che noi cittadini con le stellette abbiamo già mantenuto fede al giuramento che abbiano prestato e che rinnoviamo ogni giorno per il bene della Patria e del Popolo Italiano, ora dovrà farlo anche Lei, rinnovi con il suo impegno e ristabilisca il significato di Patria, Popolo Italiano e Istituzioni.
Infine cancelli, l’inopportuna e falsa giustificazione delle inesistenti cause di malattia e di morte per le vittime dell’uranio impoverito (quando era Ministro della Difesa), lo faccia con semplici scuse rivolte ai familiari di questi soldati, capiranno la “ragion di stato”,gli Italiani sanno anche perdonare!
Buon lavoro Presidente!

L’immigrazione


Italia
Per chi ha voglia di documentarsi ed ha la pazienza e l’interesse di apprendere, senza dover ricorrere alla propaganda politica e tanto meno rischiare di sproloquiare a vanvera, Gilberto Oneto sul quotidiano on line l’Indipendenza, con un servizio d’inchiesta accurato e obiettivo, ci offre la possibilità di saperne di più su un fenomeno “gigantesco e drammatico” come l’Immigrazione. Questo fenomeno se non lo si affronta con i dovuti modi (leggi e applicazione delle leggi), ci travolgerà come un tornado o se preferite come un’alluvione e non ci sarà scampo per tutti gli italiani, quando i pochi sopravvissuti faranno una fine miserrima. Questa inchiesta sarebbe rivolta soprattutto ai Politici, ma visto il livello scandalosamente infimo della maggior parte dei nostri (vostri) politicanti, sarebbe bene che ogni cittadino dotato di buon senso, prendesse coscienza e conoscenza di quanto sta accadendo e quali sono i risvolti immediatamente futuri e le conseguenze, se non si riuscisse in tempi brevi ad arginare il fenomeno, regolamentarlo e soprattutto iniziare una attività di deflusso. Perchè tutto questo? Per il fatto che nessuno, da vent’anni a questa parte, ha affrontato il problema con cognizione di causa, ponendo rimedi praticabili, talvolta si è trasceso nel razzismo, tal’altra nel buonismo, unicamente per interessi di parte (di partiti), i quali in realtà se ne sono abbondantemente disinteressati, per dirla con un eufemismo, oppure ci hanno speculato e guadagnato con lo sperpero dei soldi del Popolo Italiano, elargendo benefici senza alcun criterio a chicchessia.
Soltanto la scelta di Parlamentari capaci, sensibili, preparati ed onesti, cioè il rinnovamento di una classe politica migliore di quella attuale, potrebbe essere un primo rimedio, a patto che costoro quando eletti si impegnino ad affrontare il “Fenomeno” e tentare di risolverlo per evitare l’irreparabile.
nomadiImmigrati, oltre 800 sbarcati in Sicilia nelle ultime 24 ore
http://www.lindipendenza.com/tutti-i-costi-dellimmigrazione-prima-parte/
http://www.lindipendenza.com/immigrazione-seconda-parte/

Berlusconi, il Pentito di Arcore


di Marco Travaglio | 27 aprile 2014
Presentazione del nuovo giornale "Il Fatto Quotidiano"

Egregio Cavaliere, anzi no, caro Senatore, anzi no, insomma caro Ex Tutto, le assicuro che in questi vent’anni non occorreva “un genio del male” e “il giornalista più intelligente (quale non credo di essere, ndr) che io abbia mai conosciuto (infatti non mi ha mai conosciuto, ndr)” per capire chi è lei.

Però la ringrazio sinceramente per l’apprezzamento, sempreché sia sincero e non un mezzuccio per sputtanarmi. Lo prendo come il primo atto di un percorso di revisione esistenziale che potrebbe arrecare vantaggi a lei e a tutti noi. Comprendo che, dopo decenni trascorsi a nuotare nelle bave di servi e yesmen, lei non ne possa più di falsi amici appiccicosi che le succhiano il sangue e il portafogli nel momento del (loro) bisogno, salvo poi scaricarla nel momento del (suo) bisogno. E che dunque, a 78 anni suonati, mentre persino le sue evebraun Bonaiuti e Bondi abbandonano il bunker, lei preferisca gli avversari sinceri che l’hanno sempre combattuta a viso aperto. Ora però, se mi consente un consiglio non richiesto, la pregherei di rivedere il film fantasy che s’è fatto sulla storia degli ultimi vent’anni con l’aiuto degli sceneggiatori di corte.

L’idea, per esempio, che Montanelli abbia rotto con lei nel gennaio ‘94 perché “Travaglio mi ha fatto litigare con lui dandogli una versione distorta di una mia visita al Giornale”, è una balla colossale: io, il giorno della sua irruzione nella redazione del Giornale che provocò le dimissioni di Montanelli, non c’ero neppure (ero collegato via interfono da Torino), e comunque ero l’ultima ruota del carro. Montanelli, da liberale e uomo libero, prese cappello e cappotto di cammello e se ne andò da via Gaetano Negri perché non poteva tollerare che lei si comportasse da editore del Giornale senza più esserlo da due anni, e pretendesse di dettargli la linea, cioè di trasformare un quotidiano indipendente in un organo di partito. Ecco: se lei riuscirà a cogliere il peccato originale della sua avventura politica, che anticipava tutti i disastri dei vent’anni successivi e che potremmo sintetizzare con l’espressione ormai démodée (anche a sinistra) “conflitto d’interessi”, il più sarà fatto. A quel punto nulla le impedirà di rendersi finalmente utile al Paese per la prima volta in vita sua (anzi, la seconda: la prima fu quando fece saltare la Bicamerale, e ora si spera nel bis sull’Italicum e il Senato delle Autonomie). Come? Confessando tutto ciò che ancora non sappiamo di lei, anche se lo intuiamo da un pezzo. Gabellato come un Grande Venditore, lei è sempre stato un Grande Compratore. Di politici, magistrati, militari, funzionari, giornalisti, intellettuali. Della Iª e della IIª Repubblica. Se ora si decidesse a pubblicare il suo libro paga, con nomi e cifre, potremmo ricostruire la storia degli ultimi 40 anni, dando una spiegazione logica a fatti altrimenti inspiegabili e bonificando la politica da corrotti e corruttori, ricattati e ricattatori.

È questo il suo vero servizio sociale, da prestare non nell’ospizio di Cesano Boscone, ma a Montecitorio, a Palazzo Madama, al Quirinale, in tv e giornali. I giudici hanno scoperto solo le briciole: i movimenti di denaro sui suoi conti ufficiali e ufficiosi, i fiumi di fondi neri nelle decine di offshore devono nascondere ben altro e altri che Craxi, Squillante, Metta, Previti, Dell’Utri e un pugno di marescialli. Per consentirle di spadroneggiare sui Parlamenti e sui governi prima e dopo la discesa in campo, tra decreti salva-tv, leggi Mammì, trattative Stato-mafia, bicamerali, indulti, larghe intese, rielezioni presidenziali e inciuci vari fino al patto del Nazareno, insomma per controllare la destra e pure la sinistra, e la lista dei beneficati e dei bonificati dev’essere ben più nutrita di quella nota. E anche attuale, visto che l’Italia appalta il ricambio delle classi dirigenti alle pompe funebri. Teme che le vicende più recenti le procurino nuovi processi? Noi ci accontentiamo dei fatti ormai prescritti. Confessi, caro Ex. Collabori. Cos’ha ormai da perdere? La sua terza o quarta giovinezza ha un senso soltanto in veste di pentito. Quando è pronto, noi siamo qui.

il Fatto Quotidiano, 26 Aprile 2014

[La reazione controllata // revisionismo femminista]


by http://thinkpunk.org/
thinkpunk
Parlando di masscult/midcult e standardizzazione Dwight Macdonald teorizzava l’esistenza di un meccanismo chiamato La Reazione Controllata.

“La qualità estetica del kitsh è che predigerisce l’arte per lo spettatore e gli risparmia lo sforzo, gli fornisce dei piaceri dell’arte un riassunto che aggira le inevitabili difficoltà proprie dell’arte genuina includendo le reazioni dello spettatore nell’opera anziché costringerlo a trovare da solo le risposte. Quell’inevitabile risorsa di ogni matrimonio di provincia, intitolata I love You Truly, è di gran lunga più «romantica» dei più belli tra i Lieder di Schubert perché i suoi insistiti, tenerissimi tremoli e glissando chiariscono persino all’ascoltatore meno dotato dal punto di vista musicale che qualcosa di molto tenero sta accadendo. La stessa Legge della Reazione Controllata garantisce anche che una pin-up girl con i vestiti incollati al corpo dal vento sia più «sexy» di una vera donna nuda.”

È probabile che la stessa RC sia responsabile dell’errata concezione in base alla quale il vestirsi in maniera sexy sia più sensuale del vero sesso, ne sia anzi una sineddoche, una parte per designare il tutto. Così che una profonda scollatura o una corta minigonna stiano ad indicare una donna facile, che ci sta, che si da al sesso senza problemi (come se questo poi lo fosse, un problema).

Un discorso analogo è alla base del profondo errore di valutazione della vicenda delle baby prostitute dei Parioli: sono diventate simbolo del male oscuro di una società borghese pansessualizzata, più che essere semplicemente ciò che sono. Persone che hanno scelto una strada da prendere piuttosto che un’altra, giusta o sbagliata che sia.

Altro problema da non sottovalutare, poi, è il sesso inteso come genere. Quanti di quelli che si sono scagliati contro le parioline lo avrebbero fatto se al posto loro ci fossero stati due adolescenti maschi di piazza Bologna? Si sarebbero trovate le stesse parole, gli stessi paragoni, gli stessi moralismi? O non si sarebbe piuttosto tirato in ballo il concetto di ragazzi-di-vita tanto caro a Pasolini (lui così perfettamente anti borghese)? Non sarebbero forse divenuti – questi adolescenti di piazza Bologna – quasi eroi contemporanei, giovani capaci di vivere di espedienti e per questo moderni, poco choosy e molto smart? O magari ancora, più semplicemente, esseri umani a cui piace scopare, che di questo fanno un mestiere, come un qualsiasi James Deen, Rocco Siffredi o John Holmes?

Ma non avevamo finalmente sfondato il soffitto di cristallo, anche grazie alla pornografia e alla libertà sessuale cari ai (e alle) ragazzi del ‘68? E il lavor(i)o instancabile delle femministe? O vale solo quando a usare il proprio corpo sono artivist(e) come Abramovich e Femen?

Se il sesso tornasse ad essere questo, solo sesso, e non un pruriginosissimo atto sociale, non sarebbe meglio per tutti? Le parioline scoperebbero (gratis o a pagamento) con chi gli pare, e nessuna Concita potrebbe moralizzare sull’accaduto senza sembrare un’orrenda zia acida e perbenista da cui guardarsi con sospetto.

Il Pensiero di Valentina Nappi (pornostar)


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Il valore della pornografia nella contemporaneità.
(Di Valentina Nappi da “Affari Italiani”)
Benigni cantava «quando penso a Berlusconi mi si ammosciano i coglioni». Io mi disarrapo quando penso a Vittorio Sgarbi. E non per i suoi modi o il suo lessico. No. Per le sue idee. Perché incarna ciò contro cui mi batto, ciò che mi fa schifo. E cosa c’è di più disarrapante di questo? Ora, è plausibile che alcuni di voi si chiedano il perché di tanto disprezzo. Nulla di personale, è una questione puramente intellettuale, e per spiegarla reputo utile partire dal vero motivo del successo televisivo di Sgarbi, che voglio chiarire subito: Sgarbi, al pari del cittadino medio, non è in grado di pensare all’altezza della cultura contemporanea, e quindi fa sì che il cittadino medio non senta il peso del gap esistente fra pensiero comune e conquiste concettuali dell’epoca contemporanea. E così il critico d’arte de noantri, se anche odiato, è sempre in realtà amato, poiché in ultima analisi rassicura, fa sentire adeguati, cioè non (strutturalmente) incapaci di capire. Ne discende una corroborazione antiprogressiva del comune sentire (in relazione ai “valori”, alla “bellezza”, alla “cattiva arte”, alla prassi politica…). Non inganni la sua posizione apparentemente aperta verso la pornografia: si tratta in realtà di puro conservatorismo, poiché non viene minimamente scalfita la percezione comune – e rassicurante – del ruolo, del senso e del valore dell’erotico e del pornografico. La mia battaglia per la pornografia è una battaglia contro tutto ciò. Io sono convinta che non si possa pensare la contemporaneità senza un radicale ripensamento del valore della pornografia.
Ma la questione più generale è un’altra: pensare all’altezza della contemporaneità.
Voglio dire qui un’assoluta banalità: al tempo di Brunelleschi, al tempo di Raffaello Sanzio, o anche al tempo di Bernini – così come in ogni tempo – era impossibile apprezzare realmente l’arte, comprenderla davvero, senza avere la capacità di assimilare, con intelligenza, quei ben precisi strumenti culturali – filosofici, scientifici, tecnici – che aprivano all’orizzonte progressivo dell’epoca. Galilei, nella dedica del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, scriveva: «La differenza che è tra gli uomini e gli altri animali, per grandissima che ella sia, chi dicesse poter darsi poco dissimile tra gli stessi uomini, forse non parlerebbe fuor di ragione».
Quanto pensiero filosofico, matematico, scientifico, tecnico c’è in Johann Sebastian Bach?
E quanta ignoranza e miscomprensione di tale pensiero c’era dietro il non adeguato riconoscimento della grandezza di Bach?
Nello stesso peccato (culturalmente mortale) ricadono coloro che non capiscono György Ligeti. Oggi, non diversamente da ieri, la maggioranza – la maggioranza delle persone istruite – non è in grado di pensare all’altezza della contemporaneità, poiché – oggi come ieri – non dispone di quegli strumenti culturali la cui intelligenza è indispensabile per concepire adeguatamente lo spazio, il tempo, le strutture logiche… E non è sufficiente aver letto qualche libercolo divulgativo su Einstein, su Gödel e su Turing per ovviare al problema. È qui la discriminante fra i cialtroni e quelli che cialtroni non sono, e la storia farà giustizia.
Ma Sgarbi, poverino, cosa c’entra? C’entra perché non solo non è in grado – come tantissimi altri – di pensare all’altezza della contemporaneità, ma fa di tale incapacità la ragion d’essere del proprio successo. Egli rappresenta il sempliciotto potenziato. Fa arrabbiare la persona comune con i suoi modi, ma allo stesso tempo la rassicura con la logica a cui (più o meno esplicitamente) soggiacciono i contenuti.
Ma che figura farebbe Sgarbi in un confronto pubblico sul tema della concezione dello spazio e del tempo da Einstein in poi e relativa influenza sulla cultura – quella seria – tutta? Probabilmente la stessa di uno spettatore scelto a caso fra il suo pubblico televisivo. Sarei pronta a scommettere che Sgarbi non ha idea di cosa sia una mappa esponenziale per una varietà riemanniana. Si trova pertanto nella medesima condizione di uno che, un secolo dopo Cartesio, avesse preteso di fare critica sulla pittura o sull’architettura a lui contemporanee senza avere la benché minima idea di cosa fossero le coordinate cartesiane e le idee da esse implicate sulla concezione dello spazio. Per quanto possa apparire controintuitivo ai più, la situazione è la me-de-si-ma.
Quando io dico «chi afferma che la pornografia non ha alcun valore non capisce nulla di arte, di scienza e di filosofia», dico qualcosa che è in stretta relazione con tutto ciò.
Che altro aggiungere? Sinceramente non saprei!

Le uniche scelte giuste.


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Guardate le foto di queste due donne, la prima Cécile Kyenge è una politica italiana di origine congolese, ministro dell’integrazione del Governo Letta.
Nata a Kambove, nella provincia congolese del Katanga da una famiglia benestante di etnia bakunda, dopo le scuole superiori, decise di studiare medicina e chirurgia all’università, grazie all’interessamento di un vescovo, ottiene una delle tre borse di studio messe a disposizione degli studenti congolesi per frequentare medicina all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. La Kyenge arrivò in Italia nel 1983, si stabilì provvisoriamente in un collegio di missionarie laiche a Modena, dove studiò la lingua italiana e si preparò all’esame di iscrizione, per mantenersi, lavorò come badante.
Si laureò in medicina e chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma discutendo una tesi in pediatria, per poi specializzarsi in oculistica presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Esercita la professione di medico oculista.
Sposata dal 1994 con Domenico, ingegnere, ha due figlie adolescenti Giulia e Maisha, ora cittadina italiana. Vive a Castelfranco Emilia.
La seconda, Josefa Idem, nata a Goch il 23 settembre 1964, è un’ex campionessa di canoa (kayak individuale) tedesca naturalizzata italiana. Dal 28 aprile 2013 è ministro per le pari opportunità, dello sport e delle politiche giovanili nel governo Letta.
Campionessa mondiale e olimpica nella specialità del K1. Ha iniziato la sua carriera sportiva nella natìa Germania, ma dal 1990 vive e gareggia a livello internazionale per l’Italia. Nella sua ventennale carriera ha vinto 38 medaglie tra Giochi olimpici, mondiali ed europei. Ha partecipato a 8 edizioni delle Olimpiadi, ininterrottamente dall’edizione di Los Angeles 1984 a quella di Londra 2012. Nelle prime due Olimpiadi ha rappresentato la Germania Ovest, nelle altre l’Italia. È l’atleta femminile con più Giochi olimpici disputati in assoluto.
Attualmente vive a Santerno, frazione di Ravenna. Sposata con Guglielmo Guerrini, ha due figli.
Nel dicembre 2012 si è candidata alle primarie “Parlamentarie” del Partito Democratico. È stata quindi capolista per l’Emilia-Romagna per il Senato alle elezioni politiche del 2013, risultando eletta.
Le rispettive biografie sono state estratte da wikipedia.
Due grandi donne che danno lustro all’Italia, sono sicuro che faranno di tutto per realizzare i loro progetti politici per il bene di tutta la società italiana. Sempre che il governo tenga e il nipote di Gianni resista ai ricatti di Al Tappone.
Ci eravamo dimenticati che esistevano persone per bene come queste due donne, eppure non mancavano nella società italiana, ma erano state messe da parte, fatte salve alcune eccezioni nei partiti di sinistra. Il berlusconismo, per circa venti anni, ha imposto il tipo di donna da avanspettacolo, starlette prestate alla politica, le quali senza nessuna colpa hanno continuato a fare nelle istituzioni solamente quello che in realtà sapevano fare, atteggiandosi a parlamentari, ministre, sottosegretarie etc., devote al loro pigmalione e disposte a tutto pur di conservare privilegi che le erano piovuti addosso da quell’improvviso colpo di fortuna procurato da colui che aveva più di ogni altro saputo apprezzarne le loro grazie.
Per ritornare a quella figura di donna che la storia e la letteratura italiana avevano magistralmente rappresentato e descritto quasi come eroine della nostra società, e ridare loro la dignità e l’onorabilità conquistatasi con l’impegno civile-politico e le lotte sociali, attraverso un processo di emancipazione sempre irto di difficoltà e pregiudizi per l’atavico maschilismo di un sistema patriarcale che ne osteggiava la parità dei diritti, è stato necessario ricorrere alle neo ministre Josefa e Cecile.
Il dilagante fenomeno berlusconiano, caro soprattutto a malfattori, delinquenti, arrivisti e imbroglioni, aveva contribuito ad annullare quanto la donna si era conquistato, riportandola a quella condizione che aveva un secolo fa’, relegandola spesso ad un ruolo di mero oggetto di piacere per uomini potenti e ricchi.
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Troie!


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Il “Devoto – Oli” declina:la femmina del maiale. Poi riporta anche un significato figurato, ma andiamo con ordine. La sua esistenza presuppone anche il genere maschile, così potremmo facilmente concludere che se non ci fossero i maiali non ci sarebbero le troie (anche nell’accezione allusiva del termine).
Quindi il significato letterale del termine non può intendersi come un’insulto, lo potrebbe diventare se ne dessimo un significato figurato, infatti lo stesso vocabolario riporta:donna che facilmente si concede agli uomini.
Qui si potrebbe aprire un dibattito e potremmo anche disquisire sugli intendimenti di Franco Battiato quando ha usato questo termine, egli forse alludeva ai maiali(uomini) che cercano incessantemente troie oppure alle troie che trovano spesso maiali nei rapporti interpersonali?
Vediamo!
Partendo dal significato figurato, perchè le donne in generale si concedono? La prima cosa che ci viene in mente è l’Amore(con la “A” maiuscola), su questo credo che siamo tutti d’accordo e l’argomento sarebbe già esaurito.
Ma ci sono altre circostanze nelle quali le donne si concedono e per altri motivi, ad esempio per ottenere qualcosa in cambio, quindi concedono le loro grazie a qualcuno affinchè costui dia in cambio e offra loro qualcos’altro, in questo caso sarebbero definite prostitute, mentre gli stessi uomini come si potrebbero definire?
Forse utilizzatori finali, per dirla alla maniera dell’avv.Ghedini.
Battiato, voleva forse intendere questo, alludendo ad alcuni comportamenti discutibili di alcune personalità politiche? In questo caso però, lo stesso cantante avrebbe usato il termine errato, anche se “prostitute” indica sovente una condizione sociale, cioè quella che molte donne sono costrette a vendere il proprio corpo per necessità economiche, in questo caso credo che Franco non volesse offendere quest’ultime, anzi! Da deprecare sono invece gli uomini(maiali) che sfruttano la condizioni di necessità di alcune donne per sfogare i propri istinti, elargendo denaro. Allora?
Escludo infine un’altra categoria di donne, quelle che per il piacere del sesso decidono di concedersi a molti uomini, queste ultime, in piena libertà possono fare a mio parere quello che vogliono e non possono essere definite nè troie, nè prostitute.
Esiste invece ancora un’altra categoria di donne, anche qui non possiamo tralasciare gli uomini, sono quelle donne che per raggiugere il successo, aspirando a posizioni di rilievo nell’ambito professionale e sociale e non avendone i mezzi e le capacità si offrono a uomini(cchi) potenti e sono disposte a tutto pur di arrivare, quest’ultime come si potrebbero definire? Lungimiranti e arriviste? Quelle cioè che anzichè il merito si pregiano della bellezza(dote naturale) e sono disponibili a concedere favori sessuali per ottenere l’agognato successo, sociale ed economico; qui si potrebbe scadere nuovamente nella prostituzione, anche se manca la condizione della necessità.
Quindi Franco Battiato avrebbe solamente sbagliato termine, non aveva l’intenzione di offendere alcuna donna, era semplicemente difficile trovare un termine adatto per definire alcune donne che all’improvviso sono balzate agli onori della politica non avendone esplicitamente la passione, l’interesse e la propensione ad svolgere incarichi di servizio nella funzione pubblica, ma evidenziavano solamente doti fisiche godibili e fruibili, per quegli uomini, i quali, senza scrupoli ed in cambio di qualcosa, ne avrebbero goduto le piacevolezze, solo loro, ricchi e potenti.
Personalmente amo, stimo e rispetto tutte le donne, per molto tempo sono state maltrattate e sottomesse, ora mi sarebbe piaciuto, per una condizione di pari opportunità, che si fossero ribellate al doversi concedere in cambio di qualcosa, anche perchè esse dimostrano quotidianamente di avere maggiori capacità dell’uomo e quindi non dovrebbero assolutamente sottostare a queste deplorevoli condizioni.
Sugli uomini, i quali approfittano di queste situazioni è meglio stendere un velo pietoso.
Ecco, io ho inteso questo nelle parole di Battiato, proprio quello che ho anzidetto e non un’offesa!
Gli accusati erano gli uomini(cchi), ma costoro sono ben lungi dal sentirsi offesi.
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