Non tutto è perduto!


I giocatori della Nazionale di calcio, hanno deluso le aspettative! Le aspettative, si, quello che è sbagliato nel nostro comportamento sono le aspettative! E questo perchè le premesse sono sempre al di sopra di ciò che in realtà siamo, di conseguenza ci aspettiamo che i risultati siano quelli che avevamo preventivato. Rimaniamo delusi quando non centriamo gli obbiettivi. Ci riteniamo “grandi” al di là delle nostre possibilità. Nel caso del calcio, abbiamo giocatori “famosi” per la vita che fanno, per ciò che guadagnano, per il successo che ottengono, per come si comportano, una vita di lussi, con tante opportunità, sempre in primo piano sui media, sempre a fare e dare spettacolo. Dal punto di vista sportivo li guardiamo con occhi spalancati, un fisico invidiabile, una grinta fenomenale, capacità indefinibili, proprio dei fenomeni, quanto a risultati, pochi! Forse dovrebbero, loro, comportarsi con più umiltà, senza mettere in risalto continuamente le loro fortune, mentre noi, dovremmo guardarli e giudicarli per altre virtù che magari hanno e non aspettarci che questi “giovani” atleti possano tutto. Quindi anche noi dovremmo comportarci in modo differente, senza esaltarci ed esaltarli più del dovuto. Ecco possiamo dire che tutto, anche lo sport va praticato con “umiltà” e premiare le giuste capacità solo quando si raggiungono determinati risultati.
Nello sport come nella Politica, negli affari, nell’arte, nella scienza, nell’educazione, nella carriera, nella vita in generale, ci manca la giusta considerazione e obbiettività, noi italiani siamo facili all’acclamazione ed altrettanto facili alla denigrazione.
La squadra del Costarica, che ci ha battuti in questa qualificazione del Mondiale di calcio 2014, in Brasile, ci ha dato una lezione di vita. In America latina ed in Costarica si fa fatica a vivere, bisogna “sudarsi” tutto, non ci sono guadagni facili, bisogna lottare sempre, anche nello Sport e quando si raggiungono risultati come quello che hanno ottenuto, gli stessi giocatori non si esaltano, come anche i loro connazionali, tutti sanno che il successo, la fortuna, la gioia di un risultato positivo è “effimera” e quindi devono perseverare nell’impegno con umiltà se vogliono perseguire uno scopo ancora più grande.
Dopo tanti secoli di storia, noi italiani, dobbiamo ancora imparare, ma possiamo essere differentemente da come siamo, perchè non ci mancano le doti, il coraggio, l’umiltà, la forza e l’amor Patrio. Una squadra di calcio deve dimostrare anche questo, “L’Amor Patrio”, i giocatori devono sapere che un intero Popolo, quello Italiano, si aspetta (l’Aspettativa) molto da loro, perchè a loro ha donato successo e fortune.
“Forza Azzurri” non ci deludete! nazionale di calcio 1

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Tutti chiacchiere e distintivo


Tutti chiacchiere e distintivo
di Marco Travaglio
Presentazione del nuovo giornale "Il Fatto Quotidiano"

19 aprile 2014 alle ore 12.59
Carta Canta, l’Espresso 18 aprile 2014

Gli annunci di Renzi e dei suoi ministri non sono sbagliati per quello che annunciano (a parte la riforma costituzionale, bollata giustamente di “svolta autoritaria” da Zagrebelsky, Rodotà & C. nell’appello di Libertà e Giustizia). Ma perché declinano ancora i verbi al futuro, mentre gli italiani sono stufi dei ”faremo”preferirebbero ”abbiamo fatto”. Senza scomodare il “Contratto con gli Italiani” di Berlusconi alla scrivania di Vespa nel 2001, basta digitare su Google qualche parola-chiave da novembre 2011 a novembre 2012, l’anno dell’ultimo governo giunto in fondo al suo mandato: quello di Mario Monti. “Ci siamo datila consegna del silenzio”, rispondevano i ministri nei primi due giorni. Poi cominciarono a promettere a manetta. E i giornali e i tg dietro. Col risultato di creare enormi aspettative, seguite a stretto giro da cocenti delusioni. La ministra della Giustizia, Paola Severino promise, nell’ordine: “Abusod’ufficio, più severità” (30-12-2011),“riforma epocale” (7-7-2012), “revisione di prescrizione, falso in bilancioe conflitto d’interessi” (20-2). Risultato: zero. Sull’evasione Montiannunciò “lotta dura” (9-1) e “stato diguerra” (17-8): a parte qualche blitz fra i Vip in ferie, poco o nulla. Disse“sì all’Ici per la Chiesa” (15-2): niente. La parola “tagli” dominava su tuttii media,seconda solo a “spending review” (affidata al sottosegretario Giarda e al super-commissario Bondi): “Strategia d’attacco al debito” (Corriere, 30-12).“Monti incalza i ministri sui tagli” (Corriere, 22-4). “Questori e prefetti,ecco i tagli” (Stampa, 29-4), “Giarda: ‘Via subito 100 miliardi di sprechi’”(Corriere, 28-5). “Spending review, obiettivo 5 miliardi” (Corriere, 13-6). “Itagli di Bondi: 14 miliardi in 2 anni” (Stampa, 13-6). “Il governo si tagliaanche le ferie” (Corriere, 16-6). “Tagli, tocca a statali e sanità” (Stampa,4-7). “Via 1 statale su 10. Risparmi fino a 36 miliardi” (Corriere, 4-7).“Subito i tagli: risparmi da 26 miliardi in tre anni” (Corriere, 6-7). “Montiprepara un piano taglia-debito” (Repubblica, 9-8). “Spunta il commissariotaglia-debito” (Corriere, 12-8). Naturalmente aumentarono sia il debito sia laspesa corrente. E i compensi dei boiardi? “Tetto agli stipendi senza deroghe”(Repubblica, 31-1). “Maxi stipendi dei manager, tetto sui contratti futuri”(Corriere, 29-2). Il fatto che ora ci provi Renzi vuol dire che erano ballepure quelle. Idem per i capitali in Svizzera:“Passera: ‘Sul Fisco accordo conBerna da chiudere’” (Corriere, 19-12-2011). “Italia-Svizzera, si avvicinal’accordo: recuperabile tesoro fino a 82 miliardi” (Repubblica, 10-5). E per la“dismissione di beni pubblici: una partita da 500 miliardi” (Corriere, 15-6).Mai visto nulla. E ovviamente “Mannaia di Monti sulle auto blu” (Stampa, 14-1).“Tagli alle auto blu: ‘Usate il bus’”(Corriere, 14-1). “Un esercito di 61 milaauto blu: via il 50%” (Repubblica, 14-8). Sì, buonanotte. E la crescita e losviluppo? Come se piovesse. “Monti, tre mosse per la crescita” (Stampa,30-12).“Passera: crescita,abbiamo un piano” (Corriere, 8-1). “Monti: ‘Ora il Pil puòcrescere del 10%” (Repubblica, 21-1). “Stime del governo: i salari crescerannodel 12%” (Corriere 22-1), “Passera: ‘Crescita e lavoro, ecco il piano’”(Repubblica, 22-1). “L’Ocse promuove Monti: ‘Il Pil può crescere dell’8%’”(Stampa, 7-2). “Monti: adesso la crescita” (Corriere, 7-5). “Monti rompe gliindugi: ‘Ora misure per la crescita’” (Stampa, 23-5). “’Si sta per stringere’.Napolitano ottimista sullo sviluppo” (Corriere,12-6). “Monti: Partel’operazione crescita” (Repubblica, 14-6). “80 miliardi per la crescita”(Corriere, 16-6). “Monti: ‘Basta sacrifici,preparo l’Italia alla crescita’”(Repubblica, 27-7). “Monti ai ministri: subito la crescita” (ibidem, 11-8). “Monti:così farò crescere l’Italia” (ibidem, 25-8). La crescita fu rinviata alla FaseDue, ma non ci fu tempo. Elezioni e governissimo Letta, fatto apposta per lacrescita: durò meno di una gravidanza, e niente crescita. Renzi, appenaarrivato, disse: “Tantifatti e pochi annunci. Basta spot. Lavorare etacere”. Poi, invece… Dev’esserci un virus a Palazzo Chigi.

Pope Francis named Time Person of the Year 2013


Pope Francis
By Josh Levs and Michael Pearson, CNN
December 11, 2013 — Updated 1524 GMT (2324 HKT)
(CNN) — Time named Pope Francis its person of the year Wednesday after nine months of a papacy that has brought accolades from reformers, raised fears among conservatives, and drawn widespread adulation from people around the world for his man-of-the-people ways.

“He took the name of a humble saint and then called for a church of healing,” Time wrote in its announcement. “The septuagenarian superstar is poised to transform a place that measures change by the century.”

Following him in the top five were NSA leaker Edward Snowden, gay rights activist Edith Windsor, Syrian President Bashar al-Assad and Republican Sen. Ted Cruz of Texas.

The top 10 also included Amazon founder Jeff Bezos, singer Miley Cyrus, U.S. President Barack Obama, Iranian President Hassan Rouhani and Kathleen Sebelius, secretary of health and human services.

The new pope “comes at a time when the church seemed to be needing a huge burst of new energy,” Time contributor Howard Chua-Eoan said in a video announcing the magazine’s decision.

The magazine’s international editor, Bobby Ghosh, said Francis’ contributions in his short time in office have changed the church’s image as well as its substance.

“He’s changed perceptions of the church from being this out-of-touch institution to one that is humble and merciful,” Ghosh said. “He’s changed the focus of the church from being focused on doctrine to becoming more about service. And he’s changed the tone in which the church speaks to one of compassion. It’s all about the poor. This is the church as it used to be in its — arguably its best period in the past. And Francis seems to be bringing that back.”

He has also opened up church finances and addressed controversial issues other popes have shied away from discussing publicly, Ghosh said.

“He’s talking about homosexuality, about giving women a bigger say in the church. These are things that are very, very important. They’re not just words. He’s actually following them up with action,” Ghosh said.

The Vatican welcomed Time’s selection, while making it clear the man so widely recognized for his humility didn’t seek the award and didn’t want its light to shine on him but on the mission of the church.

“We think that the declaration of the Pope as the man of the year is a positive sign. because it is a very prestigious declaration, given to a man that announces the love of God and the peace for all,” the Rev. Federico Lombardi told reporters. “And the Pope does not look for honors, but he is happy if his message — his message of the love of good — is received and understood. And then, in this sense, he can be happy of this declaration.”

A pope of many firsts

Francis, formerly known as Cardinal Jorge Bergoglio of Argentina, is known as a humble man, a capable administrator and — as expected of a new pope — a man of great faith.

He is also a man of many firsts: the first non-European pope in the modern era, the first pontiff from South America, and the first Jesuit to be elected head of the Roman Catholic Church.

In his first public act, the new pope broke with tradition by asking the estimated 150,000 people packed into St. Peter’s Square to pray for him, rather than blessing the crowd first. He later controversially washed the feet of a young woman at a juvenile prison in Rome in a ceremony that’s traditionally been restricted to men.

In a recent letter to the church, he admonished leaders to focus on helping the poor and broken above all else.

“I prefer a Church which is bruised, hurting and dirty because it has been out on the streets, rather than a Church which is unhealthy from being confined and from clinging to its own security,” he wrote.

And he has revitalized an ancient church office dedicated to aiding the poor. Francis appointed a new head of the office of the Vatican Almoner, instructing him to spend his time outside the Vatican looking for people to help.

“You can sell your desk,” Francis told the new almoner, Archbishop Konrad Krajewski, Time reported. “You don’t need it. You need to get out of the Vatican. Don’t wait for people to come ringing. You need to go out and look for the poor.”

Francis has also stirred controversy among some conservatives for trying to steer the church away from focus on social issues such as contraception, abortion and same-sex marriage. In what has been seen as a conciliatory tone toward homosexuals, he has said he was in no position to judge gays.

Pope’s past

Francis, 76, was born in Buenos Aires on December 17, 1936. The son of an Italian immigrant, he trained as a chemist before deciding to become a priest.

He was ordained by the Jesuits in 1969 and became co-archbishop of Buenos Aires in 1997, then sole archbishop of that city one year later. He was made a cardinal in 2001 and was president of the Argentine bishops conference from 2005 to 2011.

As cardinal, Francis clashed with the government of Argentine President Cristina Fernandez de Kirchner over his opposition to same-sex marriage and free distribution of contraceptives.

He was runner-up in the 2005 papal conclave, behind then-Cardinal Joseph Ratzinger, according to a profile by CNN Vatican analyst John Allen published by the National Catholic Reporter.

The new pope brings together the first and the developing worlds, Allen wrote. Besides his Italian roots, Francis studied theology in Germany.

His career coincided with the so-called Dirty War in Argentina, which lasted from 1976 to 1983. It is estimated that as many as 30,000 people were killed or disappeared during the country’s military dictatorship.

The church was seen by some as not having done enough in that period. In a complaint filed three days before the 2005 conclave, Francis was accused of complicity in the 1976 kidnapping of two liberal Jesuit priests, Allen wrote. Francis reportedly denied the charge.

He is known for his simplicity and has a reputation of being a voice for the poor.

Gli amori disperati. Bambine mascherate da donne!


Una triste storia dei nostri tempi!
bambine mascherate da donne
Due ragazzine spavalde, cresciute senza padri, diventano grandi troppo in fretta. Dai conflitti a casa agli show in Rete. Chi sono le studentesse squillo dei Parioli
di CONCITA DE GREGORIO (da Repubblica on line)

Questa è una storia normale. Una storia di ragazzine spavalde, cresciute in famiglie normalmente complicate in un quartiere né bello né brutto, né alto né basso. “Due belle ragazze, sembrano molto più grandi della loro età. Imbronciate, aggressive. La più grande, durante l’interrogatorio, ha pianto solo quando le hanno detto che le avrebbero tolto il cellulare “. Ragazze andate a scuola nelle scuole pubbliche, buone scuole anni fa all’avanguardia didattica, quando l’educazione primaria era un valore protetto e condiviso, e ancora oggi comunque scuole consigliabili e consigliate, di quelle in cui si fanno i mercatini e gli scambi internazionali, la preside è brava, gli psicologi a disposizione, in certe sezioni gli insegnanti bravissimi. Una storia di bambine diventate donne presto, come sempre più spesso succede: il seno esploso dentro le magliette in prima media, il trucco in classe, il telefonino sotto il banco, i compagni maschi, bambini di undici anni, spaventati e attratti da quelle ragazze di mezzo metro più alte di loro che hanno subito smesso di andare alle loro feste di compleanno perché hanno altro di meglio da fare il pomeriggio che stare coi bimbetti, hanno i ragazzi con la moto che le aspettano fuori. Se avete figli alle medie sapete di cosa stiamo parlando. Se avete figlie femmine lo sapete anche meglio. “Alla madre, quando le hanno comunicato che non sarebbe tornata a casa, sarebbe andata direttamente in comunità, la ragazza si è rivolta col tono di dare ordini: vai a prendermi i pantaloni e il giubbotto, almeno. La madre ha eseguito”.
Dunque la storia delle “baby prostitute dei Parioli”, come è stata etichettata con la segreta ansia di renderla estrema e dunque estranea, bisogna raccontarla da capo cominciando da qui: dal dire quello che non è. Non è una storia dei Parioli, quartieri alti di Roma che è facile immaginare popolati da ragazzi annoiati, viziati, figli di genitori ricchi e distratti per quanto neanche questo sia sempre del tutto vero. No, ai Parioli c’era solo l’appartamento dove le due ragazzine incontravano i clienti: un posto preso in affitto da uno degli uomini, ora in galera, che organizzava per loro gli incontri.

Le due ragazze, oggi 15 la piccola e 16 compiuti da poco la grande, sono state bambine e sono cresciute nel quartiere Trieste, fra villa Torlonia via Salaria e via Nomentana, un triangolo soffocato dal traffico di auto e bus in corsia preferenziale, bar botteghe e studi medicidi media fama e medio prezzo, vecchie scuole ospitate in edifici di mattoni rossi e bandiere italiche, media e piccola borghesia del commercio e degli uffici. Nelle scuole medie di quartiere dove le due bambine sono state in classe insieme, molti ragazzi della zona di piazza Bologna, un passo dalla Tangenziale est, molti arrivati in treno a Termini dai paesi della cintura. Qualcuno daiParioli, sì, certo, anche. Ambiente “molto misto”, lo definisce uno dei prof. Molto misto.

È il triangolo fra l’istituto Alfieri, il liceo Giulio Cesare, il Maria Ausiliatrice che è gestito dalle suore, sì, ma i professori sono laici e non costa tanto la retta, è abbordabile, una famiglia di impiegati se la può permettere. Ci mandano i figli che hanno ripetuto un anno, magari, per provare a farli recuperare. O anche solo perché siano seguiti con più rigore, i genitori pensano questo. Le due ragazzine, compagne di classe alle medie, sono state separate alle superiori: entrambe al liceo classico ma due scuole diverse. Una pubblica e una privata. I genitori della più grande, che aveva ripetuto un anno, hanno deciso di separarla dall’amica e di riservarle un ambiente “protetto”: “È stata una tragedia. Essere separata dalla sua amica è stato vissuto da lei come una violenza terribile. Ci sono state liti tremende a casa. Era già molto aggressiva, feroce col nuovo compagno della madre,è diventata totalmente ostile”, racconta una persona che le vuole bene e l’ha seguita. Famiglia in ansia, in grande difficoltà con questa figlia sofferente chiusa e ribelle, vedremo tra poco quanto.

Quindi non sono i Parioli e loro due, hanno detto a chi le interrogava e le assisteva nell’interrogatorio, non vogliono essere chiamate né bambine né prostitute: non si sentono né l’una né l’altra. Gli psicologi forensi hanno scritto nelle loro relazioni, dopo i colloqui, più o meno così: “L’idea di sé di queste ragazze corrisponde ad un’età molto maggiore di quella anagrafica. Anche l’aspetto – l’abbigliamento, gli accessori, i tatuaggi, il trucco – tradisce l’ansia di apparire adulte. In ogni caso non si percepiscono come vittime di violenza sessuale, hanno al contrario l’impressione di dominare la situazione. Sono loro che tengono in pugno le persone che incontrano e a cui chiedono denaro, pensano. Sono loro che decidono che cosa fare e con chi percepiscono gli uomini come deboli, ne parlano con disprezzo e sarcasmo, non attribuiscono al fatto di cedere il corpo in cambio di denaro nessun disvalore. Considerano anzi il fatto di suscitare desiderio una forma di potere”. È un potere, suscitare desiderio.

Una delle due, la piccola, dice al magnaccia che la rimprovera di non essere andata a un appuntamento: “Ma che ti credi che mi puoi dire tu cosa devo fare? Mettiamo che io ho altro da fare, che cazzo vuoi?”. Poi, subito, posta su Facebook un messaggio all’amica: noi due insieme per sempre. Sorrisi, cuoricini, labbra che baciano l’autoscatto, appuntamento la sera al solito posto. Waiting dawn, aspettando l’alba. Collezionista di attimi. Società che “organizzano eventi”, si chiamano così.
I fatti, allora. Le due bambine sono compagne di classe, a periodi di banco. Fioriscono splendide. Entrambe non hanno il padre. La madre della più grande, quella che anni dopo farà seguire la figlia da un investigatore privato dopo averla denunciata ai servizi sociali per aggressione, dopo le denunce per furto, dopo aver cercato aiuto come poteva – la madre “buona” dicono i giornali – è impiegata in un ufficio. Ha un nuovo compagno, che non è il padre di sua figlia: medico di bel nome, grandi ospedali. Chissà come vanno le cose a casa. La madre della più piccola, una bambina di spettacolare bellezza, ha un bar nella zona bassa del quartiere che naviga in pessime acque, molti problemi di soldi, un figlio minore ammalato. Le due bambine si coalizzano. Vivono in grande conflitto con le loro famiglie, l’adolescenza è alle porte. Le femmine fanno banda contro i maschi, alle elementari. Sono gli anni, quelli, in cui in una scuola di zona un gruppo di bambine di otto nove anni forma una banda per accedere alla quale bisogna superare alcune prove di iniziazione: una di queste consiste nell’inserirsi una matita, una penna, un oggetto nei genitali. Alcuni genitori capiscono, denunciano, diventa un caso, intervengono gli psicologi, la bambina considerata capo banda fa da capro espiatorio, viene portata via dalla scuola. Fine della questione. Si passa alle medie, attigue al liceo. Scoppia un altro scandalo, tenuto legittimamente riservatissimo. Alcune quattordici-quindicenni organizzano a ricreazione un torneo che si svolge nei bagni della scuola. Le ragazzine stanno nel bagno, offrono una prestazione di sesso orale ai maschi che per iscriversi al torneo devono pagare cinque euro. La gara è a chi conclude più rapporti, a chi fa scemare la fila più presto. La fila è lunga, ogni aspirante paga cinque euro. Si paga comunque, il rischio da correre è che arrivi il tuo turno o non arrivi. Il certamen è pubblico, la vincitrice accolta da applausi. Comunque le gareggianti portano a casa cinquanta euro, anche di più, ad ogni prova. Si fanno soldi, così. Soldi che a casa non ci sono o non ti danno, soldi per pagare la ricarica del cellullare e per pagarsi la birra e presto qualcos’altro, la sera. Di nuovo qualche genitore denuncia, di nuovo intervengono gli psicologi. Da una relazione del tempo: “Sgomenta l’assenza di pudicizia, di senso della riservatezza e dell’intimità. Il commercio del corpo considerato la norma, nessuna censura corre tra i coetanei, solo la presa d’atto di un’abilità”.

Gli adulti non trovano il varco, non capiscono cosa stia succedendo ai loro figli. Le più abili tra le figlie diventano celebri nella scuola, e fuori. Spesso le performances sono filmate coi telefonini, e condivise. Chi è più fragile soccombe, a volte tragicamente. Chi è più forte avanza.

Tutti sono su Facebook. La vita di relazione virtuale è reale. Le due ragazzine decidono insieme di farsi dei tatuaggi senza dirlo ai genitori, vita reale, li esibiscono nei profili, la cosa più importante, virtuale e reale insieme, per loro. Si mettono in vetrina. Una si fa scrivere sul fianco una scritta in latino, del resto ormai lo studiano. L’altra si fa disegnare un drago che parla di amore disperato. I maschi della classe, tredici-quattordicenni, chiedono amicizia, tollerati come bambini. Entrano a visitare il profilo giovani universita riconosciuti il sabato sera alle feste di zona, una importante università privata è dietro l’angolo, gli studenti vengono da fuori Roma, hanno amici più grandi, più soldi, diversi orizzonti. La violenza, a casa, è la norma. La grande detesta sua madre, sopporta malissimo il nuovo compagno di lei. La piccola soffre la mancanza di soldi, non c’è mai un euro per uscire la sera. Dalla relazione psicologica: “L’aggressività, la violenza, il sesso diventano esperienze più virtuali che reali. L’adolescenza chiama al compito della sessualità. Attraverso la sessualità, si può esercitare un potere, persino un dominio. Il corpo diventa uno strumento neutro, un utensile da utilizzare per accedere a ciò che si desidera”. Le ricariche. Il corpo un utensile. Le ragazzine imparano che puoi dare baci e qualcosa di più, puoi dare quello che ti chiedono e che non ti costa concedere, in apparenza, in cambio di ricariche al cellulare, indispensabili per postare i tuoi filmati su Fb. “Mangi all’Hitlon sei ricco, pagami la ricarica almeno, stronzo”, si legge nelle intercettazioni. Si filmano di continuo, si fotografano ogni minuto. Vivono sul profilo, dalla vita reale traggono linfa per alimentarlo. Si tatuano insieme, odianolefamiglieinsieme, si fotografano atteggiate a donne, insieme. Trovano su Internet, il posto dove passano i giorni chiuse in camera a casa, un luogo: si chiama Bakecaincontri. Dice che devi essere maggiorenne per mettere la tua offerta di sesso online ma non c’è nessun filtro nessun controllo reale. Entrano. Si offrono. Ottengono, certo, immediato successo. Uomini di età le cercano. Loro si scambiano messaggi che dicono “fico, è facile”. Qualcuno furbo, criminale, le intercetta. Vede dietro i seni prorompenti, le labbra color rubino, vede nelle calze di pizzo nero dentro le scarpe da tennis due ragazzine. I tatuaggi, le promesse di dannazione e reciproco amore per sempre.

Arrivano i maschi adulti. Mirko Ieni, autista che lavora per quell’università privata del quartiere, uno che nel suo profilo Facebook ha un catalogo di “amiche” studentesse, aspiranti pr, animatrici di eventi. Le aggancia, ma loro sono convinte di agganciare lui. “Va bene vengo, ma l’albergo non mi piace”, scrive la piccola. Lui mette a disposizione una stanza in una casa ai Parioli. “A quel panzone chiediamogli duecento piotte”, scrive una delle ragazze. I clienti sono uomini adulti, cinquantenni che si fanno chiamare papi, commercialisti, professionisti. “Mi ha detto che sono troppo piccola”, dice lei una volta. “Mi ha fatto un film quello stronzo”, racconta un’altra volta all’amica, comincia la spirale dei ricatti. “Vai tu che io oggi non posso non mi fanno uscire”. “Queste due mi fanno guadagnare 600 euro al giorno”, esulta Mirko l’autista. I suoi amici su Fb, gli amici di Mirko, gli dicono bravo. “Chi cazzo ti credi di essere, io faccio come mi pare”, lo mette a posto, crede, la ragazzina che intanto porta a casa ogni giorno tre, quattrocento euro. E li dà alla madre che non ha soldi, il bar non va più e il fratello malato ha bisogno di cure. Dicono le cronache che la madre “cattiva” sfruttava la figlia, la faceva prostituire. Dice la madre, ora a Regina Coeli, che lei non sapeva come la figlia guadagnasse quei soldi che erano comunque benedetti. Non voleva saperlo. Forse spacciava, aveva pensato. Che sarà mai. Non certo che si facesse pagare dagli uomini, questo no: comunque non ha domandato. Le indagini sono in corso, le responsabilità degli adulti tutte da accertare. Tutte già scritte, ma nulla di questo si può per ora con certezza ancora dire. Di certo c’è un elenco lungo così, nei tabulati delle due adolescenti, di “cliente 1 Adriano” “cliente2 Federico”. Di certo ci sono uomini spregiudicati e criminali, consapevoli, che hanno approfittato della fragilità mascherata da onnipotenza di due quindicenni, e chissà se solo di loro due. Diciamo i nomi. Riccardo Sbarra, commercialista, cliente. Nunzio Pizzacalla, militare, sfruttatore. Mario detto Michael di Quattro, commerciante, ricattatore. Mirko Ieni, autista e organizzatore di eventi, quello di “guadagno 600 euro al giorno”, nel giro della prostituzione si direbbe un pappone, quello che mette i locali e organizza il traffico. Salvo che le ragazzine, quelle che la cronaca chiama baby prostitute, lo sbertucciavano: ma chi ti credi di essere, pensi di essere tu il padrone? Le padrone siamo noi, sei un poveraccio.

L’inchiesta è in corso. Nei tabulati dei cellulari delle ragazze c’è un elenco lungo così di clienti. Tremano, i pedofili che hanno pagato le quindicenni. Commercianti, professionisti, consulenti d’immagine. Avranno di certo famiglia, i clienti delle due quindicenni: avranno mogli e figli. Sulla pagina Fb d Mirko Ieni c’è un rosario di solidarietà, “non so cosa sia successo e non ci credo, sei er mejo”. I profili delle due ragazze, invece, si sono congelati una settimana fa. Quando la grande ha pianto, in tribunale, per il fatto che le toglievano il telefono: la sua identità. La piccola ora è coi nonni, le grande in una comunità. Hanno tolto loro i cellulari, sì. Di questo e solo per questo si sono disperate.Una delle due madri è in galera accusata di aver sfruttato la figlia, o nel migliore dei casi di non aver indagato da dove venivano i pacchi di soldi che vedeva arrivare e la incitava a continuare a procacciare. L’altra delle due madri tace, assistita da avvocati avveduti e comunque asserragliata nel dolore di non aver saputo, nonostante le denunce, varcare la soglia della porta chiusa di una ragazzina ostile, violenta, incazzata nera, una bambina mascherata da donna nemica di sua madre. Una dark lady dominatrice, quindicenne tatuata in scarpe da ginnastica. Innamorata dei “Diluvio”, il gruppo musicale da cui rubava le citazioni nei suoi post, “lasciali fare, lasciali dire”. Baci scarlatti. Amori disperati. Spade tatuate, serpenti. Non si possono “tenere due piedi in una Jordan” e chissà cosa avrà voluto dire tua figlia, cosa avrà voluto dirti quando si è fotografata le scarpe e ti ha lasciata nella tua casa del quartiere Trieste, senza una parola, ti ha lasciata così.

L’insano sproloquio


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http://www.giornalettismo.com
TG com 24 di mediaset, il 6 novembre, alle 19,31, riporta che Berlusconi abbia asserito: “I miei figli dicono di sentirsi come le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso”. Così Silvio Berlusconi risponde a Bruno Vespa, in un passaggio del suo libro, alla domanda se sia vero che i figli gli hanno chiesto di vendere e di andare via. Ma, dopo la diffusione del passaggio, il leader del Pdl precisa: “Una polemica smaccatamente strumentale su una frase estrapolata da un ampio contesto”.
Michaela Biancofiore, ospite di Lilli Gruber a La7 nella trasmissione “Ottoemezzo” difende il suo padrone a seguito dello sdegno, la rabbia e l’ira, provocate dalle insane elucubrazioni di questo vegliardo mascalzone (tanto per usare un eufemismo), non soltanto tra la comunità ebraica, ma anche tra tanti cittadini che hanno perso i loro cari a causa delle persecuzioni nazifasciste. La maggior parte dell’opinione pubblica infatti ha avuto un sussulto quando ha appreso in qualche modo di questa scellerata affermazione di questo ignobile piazzista, ed io come loro. Sono incredulo, non è possibile che quest’uomo dopo che ci ha massacrato i coglioni per ventanni perchè si sente perseguitato dai comunisti (?), dalle toghe rosse (?), dalla guardia di finanza (?), dal Presidente Napolitano (?), dal PD (?), da De Benedetti (?), dai giornalisti (?), etc.,etc., ora cominci a sproloquiare paragonandosi addirittura a tanti poveri esseri umani massacrati dai persecutori nazisti e fascisti, è il colmo!
Lui, proprio lui, l’indegno che siede spudoratamente ancora nel Parlamento della Repubblica, e che sicuramente, nonostante la condanna sarà graziato da Napolitano, costui, che alcuni giudici corrotti hanno salvato da sicura condanna, questo falso imprenditore arricchitosi grazie alle leggi ad personam del suo amico Bettino insieme ad altri politici suoi compari, grazie a raggiri e truffe perpetrate in tanti anni ai danni di alcuni personaggi che avevano avuto la sventura di travarselo tra le palle. Il Caimano ha sfruttato tutto e tutti, ha imbrogliato tanti creduloni di italiani che lo hanno votato credendo alle sue fandonie, ha frodato lo Stato per rafforzare il suo impero economico, comprando anche tutto ciò che non sarebbe stato possibile comprare, uomini, leggi, giudici, ragazze, testimonianze, silenzi, tutto di tutto, facendo affari col diavolo ed allo stesso tempo erigendosi a paladino dei deboli, facendo loro credere che li avrebbe aiutati, come accaduto ai terremotati di L’Aquila.
E’ vero, il caimano è furbo, le spara di proposito cosi grosse per far parlare di se’, sa che il peggio sarebbe se fosse dimenticato, quindi trattato come un comune cittadino pregiudicato e carcerato, per questo vaneggia, per richiamare l’attenzione su di lui ed essere costretti in qualche modo a porci di fronte ai suoi innumerevoli problemi giudiziari, per trovare noi stessi una soluzione, pena il ricatto morale e politico di quella ciurmaglia di utili idioti che lo seguono, i quali minacciano di far cadere il Governo, di chiudere anticipatamente la legislatura, qualora il loro padrone decadesse dalla carica di senatore, figuratevi che danno! E tanti italiani purtroppo credono a queste minacce, senza pensare che lo stesso Letta Enrico, l’ha voluto lui, che il Presidente Napolitano l’ha fatto rieleggere lui stesso e che tanti organi dello stato (il Presidente del Senato ad esempio) si ritrovano in posti strategici proprio grazie a lui e sono tutti d’accordo per raggirare il Popolo Italiano (se ancora esiste un popolo), salvo poi meravigliarsi o addirittura credere alle farneticazioni del Caimano.
Ed è soltanto per questo, se scrivo queste mie riflessioni, alcuni cittadini, forse tanti, addirittura milioni potrebbero ancora una volta cadere nei diabolici tranelli di Al Tappone.
Personalmente mi spiace per i suoi “pargoli” multi miliardari che si sentono “tutti addosso” e considerati come gli ebrei.

Finalmente! Non aspettavo altro…


L’italy
del 30/10/2013, titola: “Dudù, il settimanale Chi ritrova Trilly, mamma del cucciolo di Silvio Berlusconi e Francesca Pascale” (http://www.huffingtonpost.it/2013/10/30/mamma-dudu-chi-ritrova-trilly_n_4176359.html?utm_hp_ref=italy).
Poi su “Affaritaliani.it” leggo: “Il Cav. e la Pascale si sono già sposati”, con tutti i particolari dell’evento
1383149868-pascale-berlusconi,
ancora su Libero%20Quotidiano
nella pagina “Personaggi” leggo: “Trovata la mamma di Dudù Si chiama Trilly e ha 8 anni.
La barboncina vive in una cascina vicino a Pavia. Dudù è il terzo di una cucciolata avuta con il barboncino Rudy”.
La Pascale: “Venga a Trovarci”. E la Santanche…?
L’articolo fa riferimento al settimanale “CHI” diretto da Alfonso Signorini e di proprietà del cavaliere senza cavallo ma con “DUDU”.
Chiedo scusa a chi legge, ma signori miei non possiamo struggerci la vita con i problemi economici, con lo spread, con le tasse, con la disoccupazione, con le pensioni da fame, con la malattia, con gli sfratti, con il pignoramento di equitalia, con le nefandezze di alcuni politici, con le ruberie di amministratori pubblici, con gli scandali di concussione e corruzione di tanti altri politici, con i soprusi di alcuni amministratori nei confronti della povera gente, con la disperazione di tanti genitori che non possono mantenere la famiglia perchè sono stati licenziati, con i problemi di tanti anziani nell’indigenza, con il femminicidio, con la violenza quotidiana sulle donne, con gli evasori fiscali e con coloro che hanno frodato il fisco, con il sovraffollamento delle carceri, con i barconi di migranti che affondano nel mare “nostrum”, con tutto il carico umano di migliaia di uomini, donne e bambini che annegano per rincorrere la speranza di una vita migliore etc.etc.
Signori miei, ancora scusatemi, se autorevoli (?) giornali e settimanali (anche se on line) si interessano alla notizia delle origini di dudù, e al probabile matrimonio di silvio con francesca, vuol dire che anch’io devo rivolgere la mia attenzione a queste bellissime notizie e lo sto facendo.
Forse scriverò addirittura un romanzo!
Vai col tango!
dudù

111 morti!


carretta del ,mare
Questo il risultato provvisorio nel recupero delle vittime di somali, eritrei, etiopi e ghanesi, tra cui 47 donne e quattro bambini, nell’ennesima tragedia del mare, a Lampedusa appena due giorni fa, 3 ottobre 2013. Le ricerche continuano, solo 155 sono stati tratti in salvo, i rimanenti del carico umano, circa 450 persone, si teme siano ancora in fondo al mare. Oggi il lutto nazionale!
A queste immagini siamo abituati, le coste italiane sono l’approdo di migliaia di Esseri Umani, uomini, donne e bambini che vengono da varie nazioni dell’Africa, del Medioriente o anche da altri Paesi Europei.
Da un po’ di tempo ci stiamo anche abituando a leggere o peggio ad assistere alla morte di tanti migranti che attraversano il Mediterraneo per raggiungere l’Italia e quindi l’Europa.
Abituarsi a queste immagini, notizie e accadimenti significa che stiamo diventando insensibili, viviamo la morte degli altri come un fatto ineludibile al quale non possiamo porre alcun rimedio, salvo poi accorgersi, che i rimedi ci sarebbero potuti essere se qualcuno avesse lanciato un grido di allarme.
Questa volta il grido di allarme l’ha lanciato Papa Francesco: VERGOGNA! Egli ha detto, rivolgendosi a alle comunità di cristiani. E poi ha spiegato…
Ma c’era veramente bisogno che il Papa ci richiamasse a porre la nostra attenzione e a fare qualcosa affinchè queste tragedie possano in futuro non ripetersi?
Sì, ce n’era bisogno! E cosa possiamo fare?
Tanto, se già considerassimo queste persone come nostri fratelli e sorelle, poi possiamo fare tanto singolarmente, con atti di solidarietà personali e tantissimo come Comunità, Società Civile, Popolo Civile, Nazione Italia, promulgando leggi adeguate e stringendo accordi internazionali e firmando trattatti affinchè i popoli più bisognosi possano essere accolti senza ulteriori rischi ed essere aiutati anche presso i loro stessi paesi d’origine. Quasi la totalità dei migranti sono costretti a fuggire con mezzi inidonei ed improvvisati, divenendo vittime di criminali che approfittandosi dell’estrema povertà di queste famiglie, li costringono a pagare ingenti somme per raggiungere paesi vicini come l’Italia. Questi criminali per realizzare profitti illeciti diventano così trafficanti di morte, perchè illudono questi migranti facendogli credere che i loro mezzi sono idonei ad attraversare il mare che li separa dalle coste italiane, mentre invece quando sono al largo queste “carrette del mare” spesso cedono affondando, oppure li abbandonano al loro destino a qualche miglio dalla costa, sperando nei soccorsi di altre imbarcazioni, a volte anche gettandoli in mare, per poi tornare immediatamente da dove sono partiti e non rischiare di essere così arrestati dalle autorità militari italiane, così facendo la maggior parte di queste persone muoiono annegate perchè non sanno nuotare o non hanno la forza di raggiungre terra in quanto esausti per la fame e la sete patita durante i giorni trascorsi in viaggio.
Per prima cosa quindi bisogna combattere con ogni mezzo questa criminalità, dopodichè la Comunità Internazionale deve intervenire affinchè cessino i conflitti nelle aree di crisi, costringendo i Governi con la forza, se necessario, a porre fine alle discriminazioni ed alle lotte interne, per sancire il rispetto dei Diritti dell’uomo e per la Libertà dei popoli. Infine combattere e sconfiggere i sistemi di sfruttamento delle risorse, in quei paesi ove le Nazioni industrializzate fanno affari con ristrette oligarchie locali, a danno di tutta la popolazione che continua a vivere nella più totale indigenza.
In definitiva occorre assunzione di Responsabilità, non è detto che questi problemi si possano risolvere dall’oggi al domani, però se continuiamo ad essere insensibili, Mai ci potrà essere l’inizio di un processo per la salvaguardia della vita umana per chiunque nel Mondo si trovi a lottare per la sopravvivenza.
i morti di lampedusa