[La reazione controllata // revisionismo femminista]


by http://thinkpunk.org/
thinkpunk
Parlando di masscult/midcult e standardizzazione Dwight Macdonald teorizzava l’esistenza di un meccanismo chiamato La Reazione Controllata.

“La qualità estetica del kitsh è che predigerisce l’arte per lo spettatore e gli risparmia lo sforzo, gli fornisce dei piaceri dell’arte un riassunto che aggira le inevitabili difficoltà proprie dell’arte genuina includendo le reazioni dello spettatore nell’opera anziché costringerlo a trovare da solo le risposte. Quell’inevitabile risorsa di ogni matrimonio di provincia, intitolata I love You Truly, è di gran lunga più «romantica» dei più belli tra i Lieder di Schubert perché i suoi insistiti, tenerissimi tremoli e glissando chiariscono persino all’ascoltatore meno dotato dal punto di vista musicale che qualcosa di molto tenero sta accadendo. La stessa Legge della Reazione Controllata garantisce anche che una pin-up girl con i vestiti incollati al corpo dal vento sia più «sexy» di una vera donna nuda.”

È probabile che la stessa RC sia responsabile dell’errata concezione in base alla quale il vestirsi in maniera sexy sia più sensuale del vero sesso, ne sia anzi una sineddoche, una parte per designare il tutto. Così che una profonda scollatura o una corta minigonna stiano ad indicare una donna facile, che ci sta, che si da al sesso senza problemi (come se questo poi lo fosse, un problema).

Un discorso analogo è alla base del profondo errore di valutazione della vicenda delle baby prostitute dei Parioli: sono diventate simbolo del male oscuro di una società borghese pansessualizzata, più che essere semplicemente ciò che sono. Persone che hanno scelto una strada da prendere piuttosto che un’altra, giusta o sbagliata che sia.

Altro problema da non sottovalutare, poi, è il sesso inteso come genere. Quanti di quelli che si sono scagliati contro le parioline lo avrebbero fatto se al posto loro ci fossero stati due adolescenti maschi di piazza Bologna? Si sarebbero trovate le stesse parole, gli stessi paragoni, gli stessi moralismi? O non si sarebbe piuttosto tirato in ballo il concetto di ragazzi-di-vita tanto caro a Pasolini (lui così perfettamente anti borghese)? Non sarebbero forse divenuti – questi adolescenti di piazza Bologna – quasi eroi contemporanei, giovani capaci di vivere di espedienti e per questo moderni, poco choosy e molto smart? O magari ancora, più semplicemente, esseri umani a cui piace scopare, che di questo fanno un mestiere, come un qualsiasi James Deen, Rocco Siffredi o John Holmes?

Ma non avevamo finalmente sfondato il soffitto di cristallo, anche grazie alla pornografia e alla libertà sessuale cari ai (e alle) ragazzi del ‘68? E il lavor(i)o instancabile delle femministe? O vale solo quando a usare il proprio corpo sono artivist(e) come Abramovich e Femen?

Se il sesso tornasse ad essere questo, solo sesso, e non un pruriginosissimo atto sociale, non sarebbe meglio per tutti? Le parioline scoperebbero (gratis o a pagamento) con chi gli pare, e nessuna Concita potrebbe moralizzare sull’accaduto senza sembrare un’orrenda zia acida e perbenista da cui guardarsi con sospetto.

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